Pelle d’oca

È stato un brivido.
È partito dal primo capello fino ad arrivare all’ultimo dito dei piedi.
Ogni pelo era ritto per la pelle d’oca che stavo provando.
Si, perché io non avevo più visto la stanza di casa tua in cui, quel dannato 17 dicembre 2008, sei stato trovato.
Oggi, involontariamente, invece, sono stata costretta a vederla e il ricordo non poteva che tornare a te e a quel giorno che ha segnato per sempre le nostre vite.
Segnato in modo negativo.
Sono passati quasi nove anni Zio, ma il ricordo non mi lascia andare.
Perché la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno.
Perché non mi sarei mai aspettata che arrivassi a tanto.
Perché quel giorno, nonostante fossi lontana, sentivo che qualcosa non andava.
Continuavo a piangere senza sapere perché.
Poi, la sera, ho capito il perché ed é stato un pugno allo stomaco.
A distanza di tempo sono sempre convinta che la situazione poteva essere risolta in modo diverso.
Però oramai è tardi.
Quello che penso io non ha più importanza.
Su Facebook ho messo come secondo nome quello che usavi tu per chiamarmi.
Sia da piccola che da grande.
Perché io rimarrò la tua Tapì per sempre.
Ciao Zio, spero che lassù tu abbia trovato la felicità che qui ti è sempre mancata.
Ti voglio bene.
Tapì

Oggi giro al lago

Oggi giretto al lago d’Iseo.

Lovere (BG) è uno dei miei posti preferiti.

Approfittando del fatto che mia Zia Suora è là in vacanza, oggi, io, Daiana e Leonardo siamo partiti alla volta del lago.

Dista da casa mia 45 minuti di macchina, quindi volendo potrei raggiungerlo quando mi pare e piace.

Ma negli ultimi anni ne approfitto per fare un giro quando la zia è là, in modo che giriamo il paese e poi ci facciamo un gelato sul lungo lago.

Adesso sono esausta, però che spettacolo ho visto!!!

Intollerante (e non parlo di lattosio)

Sono diventata intollerante ma non intendo al lattosio (del quale sono intollerante da anni oramai) o al glutine.
Sono diventata intollerante alle persone.
Sono spesso per strada in queste settimane e proprio da lì nasce la mia mancata sopportazione del genere umano.
Sarà che sono stanca, sarà quello che volete ma ogni cosa mi fa innervosire.
Mai nessuno che mette una freccia, nelle rotonde soprattutto, in cui tu stai fermo come un deficiente perché non sai cosa fanno gli altri.
Gente che non rispetta le precedenze, gli stop.
Invece di rallentare agli incroci accelerano e tu che hai precedenza devi frenare per non fare incidenti.
Ciclisti e motociclisti che sbucato all’improvviso e te li trovi affiancati e devi stare attenta a dove vanno per non investirli.
Ho notato un aumento degli incidenti stradali nell’ultimo periodo.
Ora ho capito perché.
La gente non sta attenta, si distrae continuamente e di quelle che sono le regole fondamentali per la circolazione, insegnate correttamente a Scuola Guida, se ne frega.
Frecce, distanze di sicurezza, precedenze, ecc… sono diventati optional e per sperare di tornare a casa tutta intera devi pregare Dio prima di partire, durante e una volta arrivata nel tuo viaggio.
Ma basta anche solo guardare come guidano i carrelli al supermercato, o come si comportano in posti del genere.
Ti arrivano addosso e neanche chiedono scusa.
L’ignoranza mista a maleducazione.
È questo non lo tollero.
Non siamo gli unici al mondo.
Se imparassimo a rispettare gli altri il mondo andrebbe sicuramente meglio.
Partendo dalle piccole cose per passare a quelle grandi.
Ma questo mondo è ormai fondato sull’egoismo.
Un mondo che non mi piace e che nel mio piccolo cerco di cambiare.
Ma sono solo una piccolissima goccia nel mare.

Benvenuti!

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Non ho ancora dato il benvenuto ai miei nuovi follower.

Vi ringrazio di cuore per seguire questo blog fatto, a volte, anche di silenzi.

Benvenuti ai nuovi e buona permanenza ai “vecchi”.

Buona domenica a tutti!

Un ricordo

Non mi va di scrivere niente oggi.

Credo che la tristezza che provo dentro, mista al terrore, non mi lascerebbero esprimere in modo adeguato.

Ma oggi è il 25esimo anniversario della strade di Capaci.

E un ricordo per Giovanni Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta volevo farlo…

Perché non ci dimentichiamo di chi è morto compiendo il proprio dovere, anche se scomodo.

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Il bruco

Ho imparato una cosa nella vita: MAI SMETTERE DI SOGNARE.

Se ci si crede i sogni, grandi o piccoli che siano, si avverano sempre.

Bisogna solo aver la perseveranza per inseguirli e non lasciarli mai morire.

Questa storiella che ho trovato su Meditazioni e chakra ne è la prova.

Un piccolo bruco camminava verso la grande montagna.

Molto vicino sulla sua strada c’era un grillo.

“Dove vai??” gli chiese.

Senza smettere di camminare, il bruco rispose: “Ieri sera ho fatto un sogno, sognai che ero sulla cima della montagna e da li potevo guardare tutta la valle. Mi è piaciuto quello che ho visto e così voglio realizzare il mio sogno”.

Sorpreso, il grillo disse, mentre il bruco si allontanava: “Devi essere pazzo! Come farai ad arrivare fin là? Tu, un piccolo bruco? Per te una pietra sarà una montagna, una piccola pozzanghera sarà un mare e qualsiasi ramo sarà una barriera impossibile da oltrepassare.”

Ma il piccolo bruco era già lontano e non lo sentì.

I suoi piccoli piedi non smettevano di muoversi.

Poi sentì la voce dello scarafaggio: “Dove vai con tanto sforzo?”.

Già un bel po’ sudato il piccolo bruco rispose: “Ieri sera ho fatto un sogno, sognai che ero sulla cima della montagna e da lì potevo guardare tutta la valle. Mi è piaciuto quello che ho visto e cosi voglio realizzare il mio sogno.”

Lo scarafaggio si mise a ridere e disse: “Ma se neanche io con le mie grandi zampe comincerei un’impresa così difficile.

E rimase steso per terra ridendo mentre il bruco continuava la sua strada.

Uguale successe col topo, il ragno, la rana e il fiore.

Tutti gli consigliavano di smettere.

“Non arriverai mai..!” gli dicevano.

Ma il piccolo bruco continuò a camminare, perché dentro di sé sentiva che doveva farlo.

Già stanco e senza forze e sentendosi al punto di morire, decise di fermarsi a riposare e costruire, col suo ultimo sforzo, un posto per dormire quella notte.

“Cosi mi sentirò meglio.” disse.

Ma morì.

Per giorni gli animali si avvicinarono a vedere i suoi resti.

Lì c’era l’animale più pazzo del mondo, che aveva costruito la sua tomba come un monumento alla mancanza di buon senso.

Lì c’era l’ultimo rifugio di uno che era morto per andare dietro ad un sogno.

Giorni dopo, una mattina nella quale il sole brillava in una maniera speciale, tutti gli animali si riunirono intorno a quello che era diventato un avviso per tutti loro.

All’improvviso tutti restarono a bocca aperta: quel bocciolo grigiastro, cominciò a rompersi e con meraviglia videro un paio di occhi e due antenne.

A poco a poco, per dargli tempo di rimettersi da quell’impatto, apparirono due bellissime ali dai colori stupendi.

Era una farfalla!

Nessuno disse niente perché già sapevano cosa avrebbe fatto.

Sarebbe volata in cima alla montagna a vedere da lassù tutta la valle.

E così compiere il suo sogno.

Il sogno per il quale era vissuto e s’era sforzato fino a morire ed era rinato per compierlo.

Tutti s’erano sbagliati meno lui.