Un ricordo

Non mi va di scrivere niente oggi.

Credo che la tristezza che provo dentro, mista al terrore, non mi lascerebbero esprimere in modo adeguato.

Ma oggi è il 25esimo anniversario della strade di Capaci.

E un ricordo per Giovanni Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta volevo farlo…

Perché non ci dimentichiamo di chi è morto compiendo il proprio dovere, anche se scomodo.

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Il bruco

Ho imparato una cosa nella vita: MAI SMETTERE DI SOGNARE.

Se ci si crede i sogni, grandi o piccoli che siano, si avverano sempre.

Bisogna solo aver la perseveranza per inseguirli e non lasciarli mai morire.

Questa storiella che ho trovato su Meditazioni e chakra ne è la prova.

Un piccolo bruco camminava verso la grande montagna.

Molto vicino sulla sua strada c’era un grillo.

“Dove vai??” gli chiese.

Senza smettere di camminare, il bruco rispose: “Ieri sera ho fatto un sogno, sognai che ero sulla cima della montagna e da li potevo guardare tutta la valle. Mi è piaciuto quello che ho visto e così voglio realizzare il mio sogno”.

Sorpreso, il grillo disse, mentre il bruco si allontanava: “Devi essere pazzo! Come farai ad arrivare fin là? Tu, un piccolo bruco? Per te una pietra sarà una montagna, una piccola pozzanghera sarà un mare e qualsiasi ramo sarà una barriera impossibile da oltrepassare.”

Ma il piccolo bruco era già lontano e non lo sentì.

I suoi piccoli piedi non smettevano di muoversi.

Poi sentì la voce dello scarafaggio: “Dove vai con tanto sforzo?”.

Già un bel po’ sudato il piccolo bruco rispose: “Ieri sera ho fatto un sogno, sognai che ero sulla cima della montagna e da lì potevo guardare tutta la valle. Mi è piaciuto quello che ho visto e cosi voglio realizzare il mio sogno.”

Lo scarafaggio si mise a ridere e disse: “Ma se neanche io con le mie grandi zampe comincerei un’impresa così difficile.

E rimase steso per terra ridendo mentre il bruco continuava la sua strada.

Uguale successe col topo, il ragno, la rana e il fiore.

Tutti gli consigliavano di smettere.

“Non arriverai mai..!” gli dicevano.

Ma il piccolo bruco continuò a camminare, perché dentro di sé sentiva che doveva farlo.

Già stanco e senza forze e sentendosi al punto di morire, decise di fermarsi a riposare e costruire, col suo ultimo sforzo, un posto per dormire quella notte.

“Cosi mi sentirò meglio.” disse.

Ma morì.

Per giorni gli animali si avvicinarono a vedere i suoi resti.

Lì c’era l’animale più pazzo del mondo, che aveva costruito la sua tomba come un monumento alla mancanza di buon senso.

Lì c’era l’ultimo rifugio di uno che era morto per andare dietro ad un sogno.

Giorni dopo, una mattina nella quale il sole brillava in una maniera speciale, tutti gli animali si riunirono intorno a quello che era diventato un avviso per tutti loro.

All’improvviso tutti restarono a bocca aperta: quel bocciolo grigiastro, cominciò a rompersi e con meraviglia videro un paio di occhi e due antenne.

A poco a poco, per dargli tempo di rimettersi da quell’impatto, apparirono due bellissime ali dai colori stupendi.

Era una farfalla!

Nessuno disse niente perché già sapevano cosa avrebbe fatto.

Sarebbe volata in cima alla montagna a vedere da lassù tutta la valle.

E così compiere il suo sogno.

Il sogno per il quale era vissuto e s’era sforzato fino a morire ed era rinato per compierlo.

Tutti s’erano sbagliati meno lui.